L’ATRIO presenta una forma quasi quadrata con una dimensione di 36 metri per 33, mentre il chiostro è circondato da un porticato retto da 28 colonne di spoglio con quattro pilastri agli angoli.

Partendo dalla destra dell'ingresso del quadriportico si trova il monumento funebre del vescovo di Acerno, Antonio Syrraca, datato 1436, composto da un sarcofago all'interno di un'edicola gotica raffigurate la Madonna con il Bambino con teste di angeli e santi.

Proseguendo in avanti, quasi nell'angolo, si trova una cassa di cultura paleocristiana del IV secolo il cui fronte è decorato agli angoli da due bassorilievi di figure umane con al centro un medaglione illeggibile.

Continuando, si trova un sarcofago appartenuto alla famiglia Capograsso con al centro i mezzobusti di una coppia all'interno di un clipeo, mentre tutt'intorno troviamo la raffigurazione di un tema mitologico.

Avanzando sulla sinistra, fra le colonne del porticato, si trova un altro sarcofago, probabilmente appartenuto alla famiglia Capograsso con cassa ovale istoriata con altorilievi mitologici.

Addossato alla parete della Sala San Tommaso si trova un altro sepolcro databile al V secolo. Al centro vi è un mezzobusto mentre ai lati sono rappresentate due coppie di eroti alati che reggono un festone con ghirlande di frutti. Al di sopra è murata una lastra strigilata con al centro uno specchio vuoto. Accanto alla lastra troviamo un frammento di pluteo murato di grande importanza risalente alle origini del Duomo. Andando oltre s’incontra il sarcofago  della cultura paleocristiana detto “del Buon Pastore”. Ai lati della cassa strigilata sono raffigurati un uomo e una donna oranti mentre al centro è rappresentato il pastore con l'agnello sulle spalle. Dopo aver superato la porta meridionale sulla parete si trovano murate le parti superiori di due lastre sepolcrali con le immagini dei defunti raffigurati all'interno di un'edicola gotica I protagonisti dovrebbero essere Marinello e Tommaso Santomagno  morti intorno al 1300.

Di fronte, sul pilastro angolare, è emerso, nel corso dei restauri, un piccolo affresco raffigurante l’Annunciazione in stile gotico, la cui fattura riporta una datazione a cavallo fra XIV e XV secolo.

Procedendo verso la porta di bronzo,si trova il sarcofago di Giorgio de Vicariis, morto nel 1296. La cassa presenta una composizione rigorosamente simmetrica intorno ad un medaglione centrale dove è scolpito lo stemma del casato retto da due eroti alati, mentre ai lati sono raffigurati due amorini.

Avanzando si trova un sarcofago del XVI secolo dallo stile severo decorato con motivi strigilati recante ai due lati lo stemma nobiliare. Nella parete al di sopra del sarcofago è murata una lastra tombale dove è raffigurato in rilievo l'immagine di un vescovo giacente. Proseguendo si arriva all'ingresso principale della chiesa comunemente detta porta di bronzo. Essa rappresenta uno dei sei esemplari bizantini esistenti in Italia lavorate direttamente a Costantinopoli. È una porta composta da 54 pannelli che si fissano sul portone di legno attraverso grossi chiodi. Alcune formelle sono decorate con una croce stilizzata, mentre altre presentano in ognuno l’immagine di un santo. Partendo dai lati estremi troviamo la Vergine e Cristo, San Matteo e San Simone e al centro San Pietro e San Paolo. Alla base della porta, sui due lati, sono collocati due leoni.

Sull'altro lato della porta di bronzo si trova il sarcofago dove sono stati trovati i resti di Guglielmo d'Altavilla duca di Salerno dal 1111 al 1127. La cassa è un sarcofago del quarto decennio del terzo secolo dopo Cristo e sul fronte vi è scolpita in altorilievo La leggenda di Meleagro e La caccia al cinghiale di Caledonia. Prima della porta laterale è collocato un secondo sarcofago attribuito alla famiglia Ruggi. Sul fronte della cassa c’è uno stemma nobiliare clipeato raffigurante un leoncino rampante, mentre ai lati sono rappresentati due eroti alati che reggono una robusta ghirlanda.

Avanzando, nei pressi della scala laterale settentrionale, è collocata un'ara ellenistica sulla quale è scolpito il Ritorno di Persefone e sui lati la Vendemmia.

Addossato alla parete, quasi incastonato in una nicchia gotica, si trova il sarcofago di Benedetto Rotundo. Sul fronte sono raffigurati simmetricamente Ercole e Bacco sopra due carri tirati da centauri ed altre figure minori, mentre nella nicchia superiore, si trova un affresco raffigurante Il Crocifisso con s. Pietro e s. Matteo databile agli ultimi decenni del XIV secolo. Segue il monumento di Agostino Pontano morto nel 1547 come risulta dalla epigrafe della statua del defunto giacente raffigurato con indosso la toga della sua professione. Avanzando sulla sinistra, fra le colonne, è collocato un importante sarcofago trecentesco di Marchisia Del Balzo morta nel 1367. Sulla fronte del sarcofago sono scolpiti ai lati gli stemmi dei due casati.

Segue un sarcofago scarno la cui cassa è decorata solo con semplici ghirlande. La copertura è a spiovente con uno stemma centrale all'interno di un cartoccio che dovrebbe essere della famiglia Santomagno. Avanzando verso la porta dei leoni si trova la cassa vuota di un sarcofago paleocristiano per la cui base è stato utilizzato un pluteo capovolto. Dal di sotto si vede infatti una scultura a bassorilievo.

ATRIO