Attraverso una porticina all'interno della sacrestia si accede alla Cappella del Tesoro. Essa fu portata a termine dall'arcivescovo Cervantes alla metà degli anni sessanta del Cinquecento. Nel 1730 fu dipinta la volta, di gusto barocco, raffigurante il paradiso salernitano ricco delle immagini di santi le cui reliquie si trovano nella cattedrale di San Matteo. Accanto al santo patrono, si trovano anche i tre martiri Caio, Fortunato ed Anthes ed altri il cui autore è Filippo Pennini. Le statue d'argento sono cinque. La più importante è quella di san Matteo, opera dell’ argentiere napoletano Nicola de Aula datata 1691. Seguono quelle di san Caio e sant'Anthes realizzate in collaborazione dagli argentieri Benedetto Monaco e Tommaso Rivaldi nel 1706, mentre quella di san Fortunato dal solo Rivaldi nel 1710. L'ultima statua raffigura il papa Gregorio VII ed è opera dell'argentiere Giacinto Buonacquisto del 1742. Nell'aula è esposto anche un pastorale gotico detto di San Matteo del XV secolo.
Non sempre aperta al pubblico