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San Matteo Apostolo ed Evangelista

           Patrono di Salerno si festeggia il 21 Settembre                   

Dopo ciò Egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte,

e gli disse: «Seguimi!». Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì”. (Lc 5,27)

Dalla lettura dei Sinottici sappiamo che la vocazione di Matteo avvenne   a Capharnaum ed i passi paralleli di Luca e Marco testimoniano il suo secondo nome “Levi” e la paternità “Levi di Alfeo”. Aveva, dunque, due nomi come tanti Giudei che, per i loro rapporti con i Gentili, abbinavano al nome semitico un altro nome greco o latino.

Cafarnao ai tempi di Gesù, sebbene non fosse una città molto grande, godeva di un’importanza rilevante. Si trovava vicino ad una grande strada, “Via Maris”, trafficata dalle carov

ane provenienti dalla Siria per il trasporto delle merci tra l’Est e le coste del Mediterraneo.

l Pubblicano era colui che prendeva in appalto le imposte, pagando allo stato  una certa somma in relazione al transito di ciascun prodotto che, di volta in volta, veniva tassato: la tassa veniva esigita o per proprio conto o per mezzo dei suoi subalterni. Erano

quindi esattori del “publicum”, ossia delle imposte. Il porto­rium era proprio la tassa legata al trasporto di merci: ecco, dunque, Matteo a Cafarnao seduto al banco delle imposte.

L’astuzia, la cupidigia, le vessazioni che i pub­bli­ca­ni infliggevano ai trafficanti, come pure l’essere a ser­vizio dei dominatori pagani, era motivo di odio da par­te dei Giudei e perciò venivano considerati peccato­ri.

Matteo aveva senz’altro avvertito la tentazione del facile guadagno e l’attrattiva del danaro, ma dovette anche ben capire l’esempio di Gesù e il Suo insegnamento. Egli come Giudeo senz’altro conosceva la Legge, ma la predicazione di Gesù in quella cittadina risuonò in modo particolare nel suo cuore e così, quando il Signore si avvicinò al banco delle imposte e gli disse: «Seguimi!», il suo cuore prontamente rispose alla “chiamata”.

I Padri della Chiesa rilevano tre caratteristiche della santità di Matteo:

-la pronta obbedienza: corrispose con prontezza e letizia alla chiamata di Gesù;

-la sua liberalità: abbandonò tutto e diede uno splendido banchetto d’addio per i parenti ed gli amici;

-la sua umiltà: si è lasciato umiliare pubblicamente dalle aspre critiche dei farisei e dei discepoli di Gesù.

Così Matteo, da uomo avido di profitti, che traeva dalle paghe guadagnate tanto duramente dai pescatori, diventa un fervoroso seguace del Signore dopo la sua chiamata. Abbandonò il banco delle imposte ed i beni cha aveva accumulato rubandoli ad altri, saziandosi di gioie divine. Secondo la tradizione, conservata dagli storici, Matteo, dopo aver predicato agli Ebrei di P

alestina, prima di allontanarsi scrisse per loro un Vangelo in lingua patria . Si è certi che la versione greca nella sostanza è identica a quella scritta in aramaico dallo stesso Apostolo. Le frasi del “Pater Noster” che recitiamo sono quelle che si leggono nel suo Vangelo, esso è per eccellenza il libro della Chiesa ed è stato chiamato Vangelo «ecclesiastico» perché, riportando le parole di Gesù, pensa continuamente alla vita della comunità e Gesù ci appare come il Maestro che vive in questa comunità.

È caratterizzato da due capitoli introduttivi che riguardano la genealogia di Gesù e la sua infanzia: Liber generationis Jesu Christi… e da cinque grandi discorsi tematici:

- il discorso della

montagna,

- il discorso missionario,

- il discorso in parabole,

- il discorso ecclesiale,

- il discorso escatologico.

L’Evangelista non vuole tracciare una biografia completa di Gesù, ma i

l suo scopo è quello di dimostrare che Gesù è il Messia promesso nel Vecchio Testamento e preannunciato dai Profeti, che è il Figlio di Dio, fondatore della Chiesa e del Regno dei Cieli, perfezionatore dell’antica Legge. Ecco che per ottenere questo intento dispone i fatti e i discorsi in ordine si stematico, anche se non sempre in ordine cronologico. Il Vangelo di Matteo, quindi, rinviene la sua caratteristica in questo «lieto annuncio».

Dalla tradizione storica risulta che Matteo predicò agli Ebrei di Palestina, poi si recò presso altre genti; quali esse siano è incerto, si pensa all’Etiopia, al Ponto, alla Persia, alla Macedonia, all’Irlanda. Si racconta che l’Etiopia fu evangelizzata dall’Apostolo Matteo e si fa risalire a lui la conversione del re Egipo e di tutta la sua famiglia. Il racconto si sofferma particolarmente sulla figlia del re, Ifigenia, la quale dopo il Battesimo si consacrò al Signore e fu messa da Matteo a capo di duecento vergini. Dopo la morte del re, il fratello Itarco, usurpò il trono e per ragioni di stato voleva in sposa sua nipote Ifigenia. La sua resistenza fu tale che Itarco cercò in Matteo il suo ambasciatore presso la giovane, ma egli ben lungi dal prestarsi ai desideri del re, in un solenne discorso dimostrò l’orrore di una tale intenzione e mentre celebrava il S. Sacrificio pronunciò parole che suscitarono in Itarco una collera tale che ordinò la morte di Matteo. Ifigenia distribuì i suoi beni al clero e chiese che fosse costruita una grande chiesa in onore dell’Apostolo.

Il Martirologio Romano pone al 21 Settembre la morte di San Matteo; si legge che evangelizzò l’Etiopia e vi subì il martirio. Nello stesso giorno si commemora Santa Ifigenia, vergine. Al 6 Maggio lo stesso Martirologio pone la traslazione del corpo di Matteo dall’Etiopia a Salerno passando per Paestum. Nel 954 Salerno già custodiva il corpo di San Matteo, ma per le tristi condizioni dell’epoca, fu tenuto accuratamente nascosto, cosicché cadde nell’oblio. Verso il 1080 fu ritrovato e posto nel tempio costruito appunto a tale scopo e consacrato da San Gregorio VII. La lettera che questo Pontefice il 18 Settembre 1080 scrisse ad Alfano I, allora arcivescovo di Salerno, per felicitarsi con lui per il ritrovamento del corpo di San Matteo, è un documento storico ineccepibile. A Salerno, nell’affrescata cripta dell’artistica Cattedrale, Matteo riposa, egli è stato sempre ed è tuttora oggetto di viva venerazione.

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